I primi maestri (o trattatisti) della danza

 

La danza popolare, nonostante sia la madre di tutte le danze, nella storia delle nazioni e delle civiltà, non ha avuto da parte di cronisti e letterati tutta l'attenzione che meritava; per cui mancano testimonianze analitiche della stessa, relativamente a periodi e passaggi importanti. Le prime teorizzazioni riguardano esclusivamente la Danza di Corte.

Nell'Alto medioevo la struttura della danza dei nobili era ancora molto simile a quella contadina. Inizialmente la danza era riservata unicamente alle donne. Le più antiche "canzoni a ballo" erano eseguite da donne e avevano solo personaggi femminili. Poi, a poco a poco, anche gli uomini parteciparono alla danza.

La nascita del trattato di danza e del maestro di danza sembrano venire incontro alla filologia in quanto trattati riportano passi, usi e costumi in ogni dettaglio.

 


DOMENICO DA PIACENZA

Fu il primo maestro di danza che abbia lasciato un trattato, il "De arte saltandi et choreas ducendi" 1416. Fu maestro di buone maniere ed esperto danzatore alla corte della famiglia d'Este di Ferrara.
La sua figura è estremamente importante per la compressione del ruolo del professionismo coreico agli albori delle forme coreografiche moderne: l'appartenere alla casa d'Este significa infatti ricoprire un ruolo preciso all'interno della corte, che per Domenico consiste soprattutto nella creazione di danze per le frequenti celebrazioni festive.
A Domenico si deve il pionieristico tentativo di far accettare al potere costituito e alla collettività la danza come arte liberale, di pari dignità rispetto alla musica e alla pittura, che pure, nella stessa epoca, vengono sottoposte ad un processo di revisione teorica. La legittimazione della professione del ballerino è quindi la logica conseguenza dell'accettazione della danza ed è simbolicamente rappresentata dalla nomina di Domenico a cavaliere, una delle cariche più alte cui poteva accedere un uomo che non fosse nobile di nascita.
 

GUGLIELMO EBREO

Fu allievo di Domenico da Piacenza, fu coreografo e trattatista.

Operò non solo per diffondere la nuova arte della danza di corte, ma soprattutto per portare a compimento quel processo di sublimazione dei gesti e delle posture che sarebbe diventato il tratto distintivo della danza aulica europea dei due secoli seguenti.

Guglielmo, infatti, fu estensore di un importante trattato dell’arte del ballo, il "De pratica seu arte tripudii vulgare opusculum", che circolò presso quasi tutte le corti della penisola in diverse redazioni manoscritte, personalizzate a seconda dei committenti.
 

ANTONIO CORNAZZANO

Nacque a Piacenza, ma visse alla corte di Ferrara, rinomato maestro di danza, arriva a sostenere che la danza è un’arte e una scienza; il suo trattato il “Libro sull’arte del danzare” (1455), contiene esclusivamente danze di Domenico da Piacenza e fu dedicato a Ippolita Sforza.

Cornazzano indica i sei requisiti del perfetto danzare con la distinzione delle quattro principali misure del danzare: bassa danza, quaternaria, saltarello, piva e i movimenti che il danzare contiene in se.

Con l’affermarsi del teorico e maestro di danze, la danza di corte inizia a differenziarsi dalla danza popolare, per avere una sua tecnica definita con combinazione prescritta di passi.


 

home