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Il ballo favorito a corte, nel primo Rinascimento, fu la Bassadanza, senza salti o movimenti ispirati alla vita ma dignitosa e solenne; più che una danza è una maniera di danzare, imposta dall'abbigliamento nobile, fastoso e pesante, caratterizzata da passi strisciati per terra e con sollevamenti sulle punte dei piedi. Essa non consente né passi troppo rapidi né salti, ma soltanto un incedere lento, maestoso e monotono, che si tiene appunto al basso. Il piede, rivestito di rigide calzature, non può sollevarsi dal pavimento, ma vi striscia cautamente. Ogni danza può essere seguita come altre danze, con tempi o passi appartenenti al esempio al saltarello o alla piva. Ogni basse danse si differenzia coreograficamente da qualsiasi altra; cambia il numero dei movimenti. E' dunque impossibile improvvisare basse danses prima del Sedicesimo Secolo quando finalmente la coreografia si stabilizza. Come accompagnamento il musico accorda una melodia e ne allarga e ne restringe il ritmo fino ad adattarlo alla danza. Non ci si preoccupa della composizione coreutica in generale quanto della definizione dei particolari, in quanto solo questi ultimi sono importanti. La bassa danza veniva spesso interrotta da altre danze veloci, più divertenti certo e più adatte ad esprimere la gioia di vivere quali il saltarello o la piva, di chiare reminiscenze popolari. Le danze saltate e vivaci sono di matrice popolare. L'ambiente aristocratico sente il bisogno di appropriarsene quando il grande spettacolo della corte richiede una maggiore ricchezza di forme e un più vasto repertorio. Ma queste danze devono essere liberate dalle movenze sfrenate, dagli sbandamenti sessuali e dalle volgarità dei gesti. Anche nella danza si impone la necessità di superare la "rozza" maniera per distinguersi dal volgo. I maestri da danza sono i sapienti operatori della conversione di una materia popolare abbastanza informe e semplice alle complesse esigenze e alle dimensioni superiori della corte. Essi sono anzitutto chiamati a compiere una sapiente operazione formale: debbono imprimere una linea raffinata alle danze di estrazione popolare e la loro opera costituisce perciò il primo avvio verso il processo di stilizzazione del quale si impossessarono i compositori dei secoli seguenti per trarre dalle varie danze consacrate dalla tradizione, altrettante composizioni strumentali destinate esclusivamente all'ascolto. Per creare uno stile appropriato all'atmosfera della corte, i maestri di danza sono necessariamente compositori "in proprio" o più spesso abili "arrangiatori" di musica altrui e devono tradurre la loro molteplice competenza in un metodo di insegnamento semplice e al tempo stesso rivestito di forme culturalmente nobili. Ogni spontaneità di movimento derivante dalle origini popolane è scomparsa, non si danza più secondo una propria inclinazione personale; la danza di corte e quella popolare tagliano i ponti definitivamente, ognuno delle due parti con i propri fini e stili completamente diversi. A questa scissione si lega il trasformarsi dell'abbigliamento.... "Il cavaliere porta brache attillatissime e una casacca molto corta. A prima vista taglie abbigliamento sembra debba rendere i movimenti più agevoli e liberi. Ma in realtà avviene proprio il contrario: nel suo abito troppo stretto il danzatore non può muoversi e diventa cosi bersaglio prediletto dei motteggi dei poeti. Si aggiunga a ciò la foggia eccentrica dei calzari con le punte rivoltate che raggiungevano la misura di due piedi. Le dame di corte pare non fossero più fortunate: alla fine del Medioevo giunge la moda degli strascichi metri e metri di tessuto pesantissimo da trascinare ad ogni passo; era dunque impossibile danzare con ampi movimenti". La danza, che fino alle soglie del '400 era frutto di passione e slanci d'improvvisazione personale, diviene una composizione artiticiosa di professionisti, un'arte della quale bisogna imparare con rigore ogni posizione, figura e passo secondo regole ben definite. Questo è il fine dei dettagliati manuali. Per le danze con un inquadramento ben determinato, i maestri di danza scrivono solo le istruzioni più indispensabili. Ciò non avviene per le danze senza regole fisse i "balli" destinati all'aristocrazia e dei quali è fornito ogni minimo dettaglio in quanto composti dagli stessi maestri di danza in determinate occasioni. Sono "i balli che son fora del vulgo, fabbricati per sale signorile, e da esser sol dancati per degnissime madonne et non plebeie". Queste danze hanno nomi speciali e temi distinti. Il più comune è quello del corteggiamento amoroso nelle sue varie forme ma con espressione puramente coreica, senza espressività o rappresentazione realistica. La pittura è diventata puro ornamento e la pantomima dei gesti è diventata pantomima di figura. Questo cambiamento avviene in parallelo al restringersi del movimento di corte e si esprime con l'irrigidimento dei passi in un ordine fisso. |